La sostenibilità è un principio ormai acquisito come elemento
necessario in qualsiasi azione umana e, quindi, a maggior ragione nelle
politiche pubbliche che intendano promuovere lo sviluppo economico e un
miglioramento più complessivo della qualità della vita, come è il caso
del Piano strategico di area vasta “Capitanata 2020”.
Lo sviluppo sostenibile si incentra sulla necessità di preservare e
mantenere la qualità e la quantità del patrimonio e delle riserve
naturali allo scopo di non compromette la possibilità delle future
generazioni di perdurare nello sviluppo.
Storicamente la prima definizione di sostenibilità si deve a Gro Harlem
Brundtland, già primo ministro della Norvegia, nel 1983 nominata dal
Segretario Generale delle Nazioni Unite presidente della Commissione
mondiale sull'ambiente e lo sviluppo. Nel 1987 nel Rapporto Brundtland,
intitolato “Our Common Future” (“Il nostro futuro comune”), si legge:
«Lo Sviluppo sostenibile è uno sviluppo che soddisfa i bisogni del
presente senza compromettere la possibilità delle generazioni future di
soddisfare i propri bisogni».
Nel 2001, l’UNESCO (Organizzazione delle Nazioni Unite per
l’educazione, la scienza e la cultura) ha ampliato il concetto di
sviluppo sostenibile indicando che «la diversità culturale è necessaria
per l’umanità quanto la biodiversità per la natura [...] la diversità
culturale è una delle radici dello sviluppo inteso non solo come
crescita economica, ma anche come un mezzo per condurre una esistenza
più soddisfacente sul piano intellettuale, emozionale, morale e
spirituale». (Art 1 e 3, Dichiarazione Universale sulla Diversità
Culturale, UNESCO, 2001).
In questa visione, la diversità culturale diventa il quarto pilastro
dello sviluppo sostenibile, accanto al tradizionale equilibrio delle
tre E costituito da Ecologia, Equità, Economia.
Nel 1997 è stato sottoscritto un accordo internazionale noto come
protocollo di Kyōto, con il quale 169 nazioni del mondo si sono
impegnate a ridurre le emissioni di gas serra per rimediare ai
cambiamenti climatici in atto. Per raggiungere questi obiettivi si
lavora su due vie:
- il risparmio energetico attraverso l'ottimizzazione sia nella fase di
produzione che negli usi finali (impianti, edifici e sistemi ad alta
efficienza, nonché educazione al consumo consapevole),
- lo sviluppo delle fonti alternative di energia invece del consumo massiccio di combustibili fossili.
La revisione della norma ISO 9004, prevista a gennaio 2009, sarà
intitolata “Managing for sustainability”: è un evento importante perché
la norma ISO 9004 è un punto di riferimento ormai storico, a livello
mondiale, per veder riconosciuta la qualità dei propri sistemi
produttivi o organizzativi, siano essi pubblici che privati.
Fra i motivi che hanno indotto l’area vasta a scegliere la
denominazione “Capitanata 2020”, c’è proprio il fatto che il “20” è un
numero chiave per tutta l’Unione europea, dato che il 19 ottobre 2006
la Commissione europea, presentando il piano d'azione per l'efficienza
energetica, impegnò tutti i Paesi UE a raggiungere entro il 2020 gli
obiettivi di 20% di fonti rinnovabili, 20% di risparmio energetico e
20% riduzione CO2
L’Italia è impegnata con gli altri Paesi europei a raggiungere entro il
2020 gli obiettivi di 20% di fonti rinnovabili, 20% di risparmio
energetico e 20% riduzione CO2. L’ultima finanziaria ha deciso di
avviare un processo concordato per attribuire a ciascuna regione i
propri obiettivi di modo che sommandoli il Paese possa mantenere i
propri.
APPROFONDIMENTO
Sono obiettivi importanti che si terranno presenti in tutte le
progettate azioni del Piano strategico, sulla scorta di quanto emerso
nella Relazione sullo Stato dell'Ambiente 2004 dell’ARPA
(Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale) della Regione Puglia,
che fa da base alla ricognizione operata dal DSR 2007-2013.
ESTRATTO DSR 2007-2013
Nel processo di pianificazione strategica, l’obiettivo trasversale
della sostenibilità è assicurato dalla procedura di VAS (Valutazione
Ambientale Strategica) che deve essere parte integrante del Piano
strategico di area vasta.
Nel 1981 fu pubblicato il “Manuale per la Valutazione d’Impatto di area
vasta”, considerato l’atto di nascita della metodologia della VAS. Lo
pubblicò lo HUD (Department of Housing and Urban Development) degli
Stati Uniti d’America.
In Europa la VAS è stata introdotta dieci anni più tardi, sulla base
della Convenzione di Espoo, in Finlandia, sugli Studi di Impatto
Ambientale in Contesti Transfrontalieri.
Dopo altri dieci anni fu emanata la Direttiva Europea sulla VAS (2001/42/EC).
Le informazioni sull’impatto ambientale di un piano devono poter
attraversare tutti i passaggi della pianificazione-progettazione, ed
essere utilizzabili nelle VIA (Valutazione di Impatto Ambientale) che
opera in un momento successivo.
Sotto un profilo giuridico il principio guida della VAS è quello di
precauzione, che consiste nell’integrazione dell’interesse ambientale
rispetto agli altri interessi (tipicamente socio-economici) che
determinano piani e politiche.
La struttura della VAS prevista dalla Direttiva si basa sulle seguenti fasi:
- Screening, verifica del fatto che un piano o programma ricada nell’ambito giuridico per il quale è prevista la VAS;
- Scoping, definizione dell’ambito delle indagini necessarie per la valutazione;
- Documentazione dello stato dell’ambiente, raccolta della base di conoscenze necessaria alla valutazione;
- Definizione dei probabili impatti ambientali significativi,
generalmente espressi in termini tendenziali, piuttosto che in valori
attesi;
- Informazione e consultazione del pubblico;
- Interazione con il processo decisionale sulla base della valutazione;
- Monitoraggio degli effetti del piano o programma dopo l’adozione.
La Direttiva Europea include altri impatti a fianco di quelli
ambientali, come quelli sul patrimonio archeologico-culturale e sul
paesaggio. Una coordinata che, per quanto riguarda il Piano strategico
di area vasta “Capitanata 2020”, è stata tenuta presente per lo
sviluppo, in particolare, degli obiettivi di indirizzo “Ambiente e
Spazio rurale”, “Città e solidarietà”, “Produzione e Servizi” e “Reti
e Mobilità”, assorbendo in sede progettuale alcune risultanze del PRIN
(Programma di ricerca di Rilevante Interesse Nazionale) “Paesaggi
urbani e rurali in Puglia e Basilicata dall'età del Principato alla
Tarda Antichità: ambiente e insediamenti, strutture produttive e
dinamiche commerciali, forme istituzionali e sociali”, del PRIN
“Transumanza, grande allevamento, agricoltura e strutture territoriali
nell'Italia meridionale tardoantica: analisi integrate di storia,
archeologia, archeometria e geofisica”, del progetto “Carta dei Beni
Culturali della Puglia” e del Piano Paesaggistico della Puglia,
attraverso una cooperazione con il neo-rettore dell’Università degli
Studi di Foggia, prof. Giuliano Volpe, che è stato ed è fra i
principali animatori delle attività scientifiche sopra elencate.
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